Kingroon KP3S Review, valida alternativa low cost alla Prusa Mini?

Hands on e prova sul campo

Indice

Il montaggio della stampante è davvero banale e semplicissimo. Arriva in due pezzi, con asse Z ed X già preassemblati. Basterà inserire l’asse Z nel suo alloggio ed agganciarla alla base usando i due bulloni sul fondo della struttura e successivamente fissarla tramite altri due bulloni che prevengono eventuali giochi trasversali.
Il reggi bobina, per questioni di spazio era impossibile da fissare alla stampante, pertanto abbiamo un sistema a sé stante, che tramite due cuscinetti per lato, fa ruotare la bobina quando l’estrusore tira il filo. Una soluzione non elegante, ma che fa il suo dovere.

Prova sul campo

Siamo arrivati al punto cruciale della recensione, ed entriamo nello specifico delle performance e del comportamento in generale della KP3S.

Touch, Interfaccia e Firmware

Il TFT 2.4 touch è piccolo e situato in una zona non proprio agevole, data la vicinanza del piano di stampa, ma in una soluzione così compatta dove l’obiettivo è cercare di raccogliere il tutto in piccoli spazi è un posizionamento che può andare e che ha una sua logica.
L’interfaccia è molto semplice ed abbastanza user friendly.  Personalmente ho da subito mal digerito la scelta di utilizzare repetier firmware.
Possiamo ipotizzare che si tratti di una scelta spinta anche dalla comodità, in quanto MKS ha dei firmware basati su repetier precompilati per la sua robin nano con tft e che sono facilmente configurabili a seconda della stampante specifica, modificando velocemente il file di configurazione.
La cosa che trovo limitante è l’impossibilità di interagire con parametri basilari come gli step per millimetro, il PID e tutti i parametri configurabili normalmente con Marlin tramite touchscreen. Con questo non voglio dire che sia impossibile impostare questi parametri, ma si è costretti a collegare la stampante ad un PC, ed agire tramite comandi GCODE.
Per farmi un’idea del risultato finale che si riesce ad ottenere, ho utilizzato repetier per una serie di stampe come il classico cubo di calibrazione, un paio di benchy ed un paio di upgrade che ho utilizzato per la KP3S stessa, cosa che vedremo più avanti nella recensione.
La stampante è silenziosa nei movimenti, purtroppo però la ventola da 30mm sull’hotend invece non è silenziosissima.
Alla luce del risultato finale posso tranquillamente affermare che le stampe prodotte sono davvero pulite e qualitativamente valide, con firmware originale e senza alcuna modifica aggiuntiva, come vedremo poco più avanti.

Piatto

Il livellamento è un tuffo nel passato, nei tempi in cui il mesh leveling, l’autolevel e il bltouch erano una rarità ed il livellamento veniva gestito tramite le viti del piatto ed un endstop meccanico per Z.
Devo dire di esser stato prevenuto nei confronti di questo sistema tanto d’aver acquistato un sensore capacitivo da sostituire all’endstop ancora prima che la stampante arrivasse. Tuttavia, contro ogni pronostico, la mia idea a riguardo è cambiata una volta usata la stampante.
Il piatto è di piccole dimensioni , 180 x 180, e questo rende il beneficio del mesh leveling meno incisivo e più circostanziale. L’endstop meccanico è sfruttato con intelligenza in modo da consentire una regolazione comoda e sufficientemente precisa.

La vite sotto l’endstop è a tutti gli effetti il nostro punto 0. La molla ed il passo piccolo di questa vite da 4mm consentono regolazioni minimali, precise e soprattutto rapide. Regolare l’endstop in questo modo ed il piatto nei quattro angoli è stata una procedura veloce ed agevole. Sicuramente un modulo (o un bltouch) da sfruttare per il mesh leveling sarebbe stata, tecnologicamente parlando, una soluzione migliore. Però considerando il prezzo di questa KP3S, non è affatto strano che abbiano cercato una soluzione più economica, che però è stata sfruttata in modo intelligente, rendendo comoda una procedura potenzialmente tediosa.
Per quanto riguarda l’adesione sul piano di stampa, la KP3S è equipaggiata con un piatto magnetico, composto da due pezzi, A e B. Una parte adesiva che poggia sul piatto in metallo (su cui non si deve stampare), con l’altra faccia magnetica che serve a poggiare la superficie su cui si stampa. Sul piatto magnetico è indicata una temperatura massima di 80 gradi ed è specificato che non è compatibile con il PETG. Ovviamente come per gli avvisi “NON TOCCARE” che causano un’insana voglia di fare l’esatto opposto, ho principalmente stampato PETG sul piano.
A mio avviso stampare questo materiale sul piatto magnetico ha una sola controindicazione, ovvero che il pezzo non va assolutamente strappato dal piatto, cosa che con il PLA si può fare. L’adesione è così forte che potrebbe danneggiarlo a lungo andare, se invece si stacca il piatto e lo si piega per far saltar via il pezzo, non dovrebbero esserci problemi a riguardo.

Su questo tipo di piano si può stampare PLA, TPU e PETG, ma ovviamente la limitazione di 80 gradi non permettere di spaziare molto oltre. Fortunatamente Kingroon fornisce e vende molti accessori e upgrade per la stampante, tra cui un piatto ultrabase da 180 x 180 acquistabile a circa 10euro, che permette di ampliare la versatilità già ottima (per via del direct, che stampa filamenti morbidi senza problemi) della stampante.

Calibrazione Generale

Il cubo xyz, dimensionalmente parlando ha denotato una decente calibrazione della stampante out of box, ho dovuto cambiare gli estep per X da 160 a 160.4, per Y da 160 a 160.3 e per Z da 800 a 802.6. Pertanto si parla di piccole variazioni dovute alle tolleranze dei motori, che vanno necessariamente calcolate e calibrate usando un buon calibro digitale.
Per quanto riguarda l’estrusore invece, su 10cm ha estruso 9.1cm di filo. Estrudere il 10% di materiale in meno rispetto a quanto la macchina e lo slicer programmano non è una variazione da poco, anche se devo ammettere di aver visto di peggio.

Cooling

Ho trovato il cooling sul materiale davvero ben fatto. Una delle differenze principali tra la prima versione di KP3S e quella upgraded con Titan consiste proprio nel cooling del materiale. La 4020 muove una quantità sufficiente di aria, e soprattutto il fanduct, stampato in 3d, è ben disegnato in modo che prenda in pieno il materiale stampato. Sicuramente è una soluzione scarna, rispetto ad alcuni design con due ventole sul materiale, ma per esperienza diretta posso affermare che un fanduct ben indirizzato nel punto giusto è più di metà dell’opera.
Questo è un esempio lampante di come un produttore possa tratte enormi benefici dalla community di users e da thingiverse. Infatti l’upgrade della ventola sul materiale e il progetto del fanduct sono uno degli upgrade più usati sulla prima versione di KP3S. In questo va dato merito a Kingroon che ha saputo ascoltare e sfruttare la propria community.
Quando si stampa PLA, specialmente quando si stampano ponti o sbalzi, il raffreddamento è più che fondamentale e per quanto possa sembrare un upgrade banale e di poco conto, si tratta invece di un miglioramento tangibile e più che gradito. In questo siamo sopra la media delle stampanti low cost/mainstream che si trovano in commercio. Può sembrare bizzarro, dato che il PLA è uno dei materiali più stampati, ma il cooling sul materiale è uno degli aspetti più sottovalutato da molti produttori e su molte stampanti, non a caso thingiverse è colmo di mod e fanduct per tantissime stampanti in commercio.
Come preannunciato, la classica ventola da 30mm sull’hotend è un po’ rumorosa.

Estrusore

L’estrusore invece è un miglioramento fatto davvero male. Sulla carta , rispetto al primo modello di KP3s , il titan corrisponde in effetti ad un buon upgrade, nella pratica purtroppo credo che sia il peggior clone di un titan che abbia mai provato in una stampante.
Normalmente un buon titan necessita solo di una corretta regolazione della molla e riesce ad avere un’ottima presa sul filamento, oltre ovviamente ad essere un estrusore ad alta risoluzione grazie alla riduzione 3:1, data dal sistema di ruote dentate.
Purtroppo in questo caso si capisce subito di essere di fronte ad un pessimo clone. La plastica è di bassa qualità, tanto che nelle retrazioni l’estrusore scricchiola, e la ruota dentata che fa presa sul filamento è davvero pessima. La dentatura non ha presa e il filo, specialmente i più duri, scivolano con una facilità impressionante.
Per il prezzo cui è proposta la stampante, certamente non c’era da aspettarsi il miglior clone in circolazione, una ruota dentata in stile hobb goblin e plastiche di buona fattura. Però è anche vero che esistono moltissimi cloni con performance più che dignitose, e che ormai costano davvero pochi euro, circa 6-7 euro. Per dare un confronto diretto, il titan che viene usato da Flsun, o quelli venduti da bigtreetech , di cui ne ho avuti due, sono decisamente migliori in tutto, dalle plastiche alla ruota dentata che spinge il filamento.
Personalmente ho sostituito il titan originale con un BMG dual drive, chiaramente usato sempre in configurazione direct. Una sostituzione costata meno di 10euro ma che di fatto è un upgrade più che utile e valido per questa macchina, anche se ha richiesto di essere adattato, ma di questo ne parleremo più avanti.

Hotend

Si tratta di un ibrido un po’ particolare, perché ha le dimensioni di un V6, con una gola ptfe 1.75mm, un blocco riscaldante che sembrerebbe quello di un V5 ed un ugello Mk8. Si tratta di una versione per direct, quindi senza accoppiatore M6 o simili.
Non è sicuramente un Hotend che mira ad essere un campione in termini di flusso, montando ugelli più grossi e aumentando lo spessore dei layers, specialmente a velocità sostenute, si vedono i suoi limiti. Tuttavia è discreto e fa il suo lavoro senza problemi di intasamento o altro e garantisce un buon risultato finale sulle stampe. Direi un componente più che dignitoso per una macchina con questo price tag.

Un diffetto bizzarro

Sembra strano e anche buffo da dire, ma la cosa che ho più detestato di questa stampante è l’ingresso per la scheda SD. Il telaio in alluminio ha alcune piccole fessure in ogni ingresso, che sia la porta usb o quella dell’alimentazione, fessure che non danno in alcun modo fastidio, ad eccezione fatta per la scheda SD.
Credo di aver rischiato di inserire la scheda SD all’interno del telaio anziché nel suo ingresso due o tre volte agli inizi, poi mi sono arreso all’evidenza dei fatti, ovvero che se si deve inserire la scheda nella stampante è consigliabile guardare con attenzione cosa si sta facendo e dove la si sta realmente inserendo, perché ritrovarsi a dover smontare il telaio per recuperarla al suo interno è un rischio più che reale.

2 Comments

  1. Ottima recensione ed esposizione grafica. Si vede che hai passione e voglia di diffondere le cose che hai appreso che che hai sviluppato. Complimenti. Marco Venditti.

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